Il prossimo capitolo lo posto in due parti perchè se no viene un po' lungetto.....Buona lettura!!!!! Baciiiiiii
Cap.1- Innamorarsi
Sono nata nel 1707 a Bergamo, allora sotto il dominio dell'impero austroungarico.
Era la notte del 31 ottobre.
Mio padre era il sovrano rappresentante dell'impero, re Vittorio II Arion, cognome austriaco.
Mia madre era la principessa inglese Claire Anne , diventata la regina Arion dopo il matrimonio.
Fu lei a mettermi quello che considero tuttora il mio vero nome. Mary. Mary e basta, senza quella miriade di secondi nomi che usavano al tempo, soprattutto quelli legati alla religione.
Quando nacqui mio padre era in viaggio verso Vienna, così mia madre scelse da sè un nome per la sua primogenita.
Un nome straniero, inglese, che le ricordava la patria lontana.
Ma mio padre non fu d'accordo. Così, ufficialmente, diventai Elisabetta Maria Jane. Jane in onore di mia madre. Che spreco!
A me comunque non piaceva, a parte per il Jane, che mantenni come secondo nome a quello che consideravo il mio nome “personale”: Mary Jane.
Per mia sorella, nata due anni dopo di me, la cosa fu simile, con la piccola differenza che il re era presente alla nascita e decise il nome, Antonietta Giuseppina, e poi mia madre gliene diede un altro, Victorine, che anche lei tenne come “personale”.
Era il 1721 e avevo 14 anni.
La vita del palazzo mi annoiava. Non c'era mai niente di nuovo da fare. E per di più io non aveva il permesso di uscire, mio padre non mi avrebbe mai permesso di mischiarmi a quella che lui chiamava sprezzantemente “plebaglia”.
Io non la pensavo così, anzi, secondo me la gente del paese era sicuramente più attraente, simpatica e meno altezzosa di tutte quelle persone di alto rango che giravano abitualmente a palazzo.
Nobili. Puah! Non ce n'era uno simpatico, o che facesse qualcosa per diventarlo.
E con me non erano certo gentili....
- Elisabbetta! Sei troppo secca, dovresti mangiare di più!-
- Elisabbetta! Tagliati quei capelli che sono troppo lunghi!-
Se certa gente si facessi un po' I fatti propri un abuona volta! E poi quel nome odioso! Elisabetta.
Neanche lo facessero apposta.
Un pomeriggio stavo camminando tranquillamente su una balconata quando vidi mia sorella arrivarmi incontro di corsa.
- Meryyyyy!!!!!!!!!- mi chiamò continuandoa correre.
- Cosa vuoi?- le risposi senza tanto entusiasmo. Oggi ero proprio stanca.
- Che fai di bello oggi?- chiese tutta trafelata. A lei non mancava di certo il buon umore.
- Di bello niente, come al solito.- sospirai. La quotidianità mi stava ammazzando – Però alle 5.30 ho la lezione di latino.-.
Lanciai uno sguardo al “campanone”, l'imponente torre campanaria dela città. Avevo ancora tre ore libere.
Il campanone... Come mi sarebbe piaciuto visitarlo, entrarci e guardare tutta Bergamo dalla cima.
Fu proprio questo desiderio che mi fece balenare in mente un'idea.
- Hey Victorine!- la chiamai, cercando di non lasciar trapelare troppo l'eccitazione dalla mia voce.
- Sì?- rispose lei, che nel frattempo si era seduta, scocciata dalla mia scarsa collaborazione.
Prima di riferirle la mia grande idea mi accertai che nessuno ci stesse osservando.
Per sicurezza la spinsi comunque in un angolo.
- visto che non abbiamo proprio niente da fare- le sussurrai- che ne dici di provare a uscire dal castello di nascosto?- ormai non riuscivo più a mascherare l'emozione.
Lei mi guardò con la bocca spalancata.
- Ma sei pazza?- strillò.
- Probabbile...-
- Mi dici coma faremmo a superare tutte le guardie? E poi, anche se riuscissimo a uscire, ti rendi conto che se ci scoprono ci ammazzano?-
A questo punto le dovetti mettere una manosulla bocca, perchè se avesse continuato così ci avrebbero ammazzate sì, ma per attentato alla quiete pubblica.
Victorine tentò inutilmente di sfuggire alla mia presa, ma dopo un minuto la lasciai comunque andare.
- Allora devo intarpretare la tua risposta coma un no?- le chiesi delusa. Mi ero aspettata che accettasse la mia proposta, di solito non si tirava mai indietro.
- Se hai voglia di rischiare così tanto fallo da sola. Io me ne starò qui tranquilla tranquilla.- e detto questo ritornò alla balconata.
Furente, la seguii.
- Va benissimo, tanto io vado anche da sola!- mi voltai e mi avviai verso il cancelletto secondario, quello che di solito non era controllato da nessuno, ma era chiuso a chiave. Avrei trovato un modo per aprirlo.
- Mery...- mi sentii chaimare dalla voce preoccupata di mia sorella – Ti prego, stai attenta.-.
Io le risposi con una linguaccia e cominciai a correre verso il giardino.
Arrivai al vecchio cancelletto arrugginito senza che nessuno mi avesse vista.
Mi nascosi dietro una siepe lì vicino ed attesi 5 minuti per assicurarmi che nessuno stesse girando da quelle parti.
Camminai cercando di fare meno rumore possibile, ma misi un piede su un ramo, che si spezzò con un crack assurdo. Per fortuna non mi sentì nessuno e finalmente arrivai alla via d'uscita.
Ormai ero vicina alla mia tanto attesa libertà. Il cuore mi batteva all'impazzata e avevo paura che qualcuno lo sentisse dal castello. Dovevo soltanto aprire il cancelletto. Mi avvicinai.
- Oh!- esclamai di stupore quando mi accorsi che era già aperto.
“ Incredibile, oggi la fortuna gira proprio dalla mia parte!”
Sorrisi e spinsi lentamente le sbarre di ferro, nella paura che potessero mettersi a cigolare.
Senza poter resistere corsi in strada, senza curarmi di richiudere il cancello.