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Pandora ~ Live and Let Die, originale
view post Posted on 21/9/2008, 19:05Quote
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Status: Offline: ultima azione eseguita il 29/4/2009, 13:07


rieccomi con una storia tutta nuova e uscita dalla mia testolina, spero vi piaccia.
il titolo è un pò campato in aria, ispirato da una canzone appena sentita....ma può ben adattarsi a ciò che ho in mente.

Rating: per precauzione metto sempre l'arancio tendente al rosso, mi piacciono molto combattimenti, lotte ma anche l'ammore! (con 2 M volutamente!?)

Genere: direi fantasy avventura

Personaggi: tutti originali e in aumento.

Note: scusate se ogni tanto mi perdo delle lettere, ma il mo portatile fa un pò quel che vuole.



1.

Un giardino immenso, un parco irradiato dai raggi del sole, un piccolo paradiso, in cui l’erba è verde, curata e innaffiata a dovere, le aiuole di rose e calle perfettamente ordinate, danno un tocco d’ulteriore eleganza a questo eden privato.
- Corri Pan!
Gioiosa, una bambina dai capelli biondi e perfettamente pettinati in dolci boccoli, si volta verso la voce che l’ha chiamata. Una pallonata la colpisce in pieno viso.
Cade per terra, il naso le duole terribilmente e ora anche il posteriore.
Comincia a piangere, dolce bambina capricciosa. Per la sua sofferenza e perché ha sporcato i suoi abiti nuovi, appena comprati dalla sua mamma in un negozio del centro, sa che verrà sgridata.
Ha solo pochi anni di vita.
Un bambino la raggiunge. I suoi vestiti semplici sono macchiati dall’erba, le guance sono colorate di rosso per la corsa. Si china a raccogliere la palla sorridendo, poi si rivolge verso di lei e con la fronte corrucciata esclama un “bambina viziata” pieno di sdegno, troppo per la sua età.
È più grande della sua compagna di giochi solo di qualche anno.
Lancia la palla e si mette ad inseguirla calciandola, facendo lo slalom tra gli alberi.
La bimba si rialza, ancora con una lacrima che le riga una guancia.
Offesa e imbronciata, prova ad inseguirlo, ma il suo bel vestitino, la impaccia troppo, e ricade quasi subito.
Con la faccia a terra nell’erba, sente la sua risata che la sbeffeggia.
Altre lacrime di rabbia le riempiono gli occhi.

- Pan! Tesoro, ma che combini? Il tuo vestito nuovo! Era per il ricevimento di stasera ed è completamente rovinato!
La bambina, Pan, rivolge lo sguardo a quella voce di donna così calda, e in quel momento carica di rabbia.
Vede sua madre, una donna elegante e bellissima, scendere i gradini che dalla veranda portano in giardino raggiungendola ed aiutandola a sollevarsi da terra. Ha i capelli dorati raccolti sulla nuca in una complicata acconciatura, i lineamenti delicati e gli occhi color nocciola.
Lei tira su col naso rumorosamente.
La madre scuote la testa e le porge un fazzolettino.
- le signorine eleganti non fanno questi brutti rumori…su soffia.
La bambina obbedisce, poi la madre cerca di pulirle il vestito, ma inutilmente.
La tira con forza verso la casa.
- Vieni Pan, ora dobbiamo cambiarci per stasera e trovarti un nuovo abitino, questo lo faremo lavare.
Fa due passi seguendo la madre, poi si blocca e si volta a guardare verso il giardino.
- ha battuto in ritirata – le dice la madre.
Pan si volta sorpresa.
- il tuo amichetto è sparito quando mi ha visto, sa che rischia grosso se si fa trovare qui a giocare. – riprende.
A questo punto, si lascia guidare verso la grande casa, non senza osservare le grani nubi nere che si avvicinano all’orizzonte, ormai così familiari.



Cammino per la strada senza nemmeno guardare per terra.
Avanzo tra la gente con aria indifferente, osservo i grattacieli della città, le vetrine dei negozi, allestite per i pochi che ormai possono permettersi vestiti griffati.
Proprio davanti ad un abito da sera lungo, ricoperto di paiette, osservo il mio riflesso malconcio nella vetrina e studiando i miei abiti tristi e consunti che nascondono tutta la figura, tiro un profondo sospiro. I capelli color del grano non emettono più i loro riflessi dorati, potessi almeno curarli meglio; gli occhi eterocromici, uno verde e uno azzurro, danno al mio volto una asimmetria molto fastidiosa.
Mi ritornano in mente i ricevimenti a cui assistevo da bambina: mi conciavano con assurdi vestitini color confetto, mentre rimanevo estasiata ad osservare le donne intorno a me in magnifici abiti da sera, ballare le dolci melodie intonate dall’orchestra.
Sento una risatina allegra e vivace. Mi volto, una bambina dai lunghi capelli castani, vestita con un maglioncino rosa e una gonna verde mi sta osservando e mi saluta.
Io di rimano le sorrido.
La sua espressione muta, si volta verso la madre e comincia a tirarle la giacca.
Non c’è tempo da perdere.
- mamma guarda, quella signora ha gli occhi diversi.
Sento queste parole di sfuggita, mentre ho indossato gli occhiali da sole e mi sto già avviando confondendomi tra la folla.
Solo per puro caso sento la risposta.
- quale signora, tesoro? Non c’è nessuno…
- l’ho vista mamma, aveva un occhio verde e uno azzurro.
- Tesoro non dire sciocchezze, in città di queste cose non se ne vedono..

Mi allontano, ancora trafelata e celata dalle lenti scure di scarsa qualità, ma che ,abbastanza ampie, servono allo scopo.
Alcune persone hanno assistito alla scena e hanno visto allontanarmi alla svelta. Se tutto va bene, lasceranno perdere. Mi lascio avvolgere dalle decine di persone che come me stanno percorrendo la strada, all’apparenza uomini e donne comuni, in realtà senza nemmeno un difetto, una differenza, tutti omologati ad un ideale di normalità dettata dalla paura e dal terrore.
Sento il suono di un fischietto dalla direzione da cui provengo. Mi volto per una rapida occhiata.
Un gruppo di persone sta parlando con un paio di uomini in uniforme nera, tra di esse scorgo il maglioncino rosa della bambina, ora in braccio a sua madre, che piange spaventata.
Potrebbe far tenerezza, ma dentro di me la maledico con tutto il cuore. E poi maledico me, per la mia disattenzione. Continuo a camminare, un po’ più rigida di prima, con lo sguardo basso…scontro qualche spalla nel tentativo di allontanarmi in fretta: le porte della città non sono distanti, posso farcela.
Percepisco l’elettricità nell’aria. Ora si è aperto come un varco davanti a me, la gente mi lascia passare. Non è un buon segno, mi hanno notata. Senza rallentare mi volto per una rapida occhiata alle spalle: le due uniformi nere mi stanno seguendo.
Il cuore mi rimbalza nel petto, scosso sa una scarica di adrenalina che lo fa pompare più veloce. Il respiro si accorcia.
Mancano solo poche centinaia di metri. Comincio a correre, ormai che importa passare inosservata.
Il passaggio è vicino: una vecchia fermata della metropolitana, ormai in disuso, che passa proprio sotto le porte della città. Se riuscissi a raggiungere quei bui cunicoli potrei seminarli tranquillamente.
Giro a destra velocemente. Posso scorgere l’insegna rossa e bianca che troneggia sulla scalinata protetta da barricate, ma devo stare attenta a non farmi vedere, a non mostrargli il passaggio.

Mi blocco un attimo, devo trovare un posto dove nascondermi per fargli perdere le mie tracce. Intorno a me nulla che possa offrire un riparo, neanche un timido angolo in ombra.
Maledizione.
Percepisco le uniformi nere avvicinarsi sempre di più, si mette grigia.
Ancora col fiatone dalla corsa mi volto a destra e sinistra, di continuo, ma la speranza diminuisce sempre più; mi allontano dall’ingresso del vicolo, noto una rientranza nel mezzo di un palazzo: mi ci lancio, il più rapidamente possibile, mi ci appiattisco, ma so che non basterà questo a nascondermi.
Ecco i due uomini in nero spuntare.
Smetto di respirare, cercando di controllare battiti cardiaci, temendo possano rivelare la mia presenza.
Un soffio, un alito, una lieve brezza calda. Tiepida, mi scalda il collo. Poi mi pervade ovunque, mi stringe, come una fiammata.
Che strano. Sarà l’adrenalina.
Le guardie si avvicinano al mio rifugio, cerco di rendermi ancora più immobile, invisibile, ma ho poche speranze.
- Ferma, non fare rumore.
Una voce? Un sussurro?Ora? Dove? Nella mia mente? Vorrei guardarmi attorno, ma è troppo rischioso.
Ecco le due uniformi raggiungono il punto in cui mi trovo, si voltano verso di me, ecco è finita prematuramente la mia vita. Una dei due addirittura mi guarda in volto, ma non si avvicina…è come se non mi avessero visto. Cosa?
Passano oltre. Inspiegabilmente continuano a camminare osservando ogni piccolo rifugio. E non mi hanno vista! Ma come?
Mi viene quasi voglia di farmi scoprire! Ma come diavolo è successo!
Lo faccio, sto per alzare un braccio e aprire la bocca per chiamarli, nonostante rischio la vita…ma non ci riesco, qualcosa mi blocca.
- stai ferma, vuoi farti ammazzare?
Di nuovo la voce. Di nuovo il sussurro. Una sensazione di calore intorno alle labbra. Smetto di opporre resistenza e ritorno quieta, in attesa di poter essere in salvo.
I due uomini si allontanano. Sono salva.
Sono sconcertata. Che è accaduto?
Provo a muovermi e questa volta mi riesce senza difficoltà. Mi guardo le mani, nulla di strano. Mi tocco le labbra, niente. Lentamente la sensazione di calore mi abbandona, mi calmo, si era decisamente adrenalina…e la voce…probabilmente me la sono immaginata…spirito di conservazione.
Scuoto la testa ed esco dal mio rifugio. Mi avvio verso le scale della metropolitana, mi guardo in giro, non c’è nessuno.
Scosto le assi che ne bloccano l’ingresso e mi infilo nei bui cunicoli.

 
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Status: Offline: ultima azione eseguita il 18/1/2010, 08:41


Ehi ciao!
Non ho mai letto tue storie prima d'ora perchè non ne ho mai viste..Questa mi sembra davvero molto interessante, scrivi benissimo, la protagonista mi piace molto e anche la trama mi incuriosisce..
Posta presto il seguito..
Complimenti!
Ah, io sono Alessia.
Baci


To be a student again *_*


''Adoro gli scandali che riguardano gli altri, ma quelli che riguardano me non m'interessano. Non hanno il fascino della novità."
O.Wilde
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A volte alla fine l'eroe fa la scelta giusta,
ma il tempismo è completamente sbagliato.
E, come si dice, il tempismo è tutto.

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ciao alessia, grazie di aver letto e del commento (soprattutto positivo XD)
criticate pure!!!!!!!!
le mie altre ff, le trovi in firma, il link nei cuoricini :) (sono una storia e un seguito)

 
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Status: Offline: ultima azione eseguita il 18/1/2010, 08:41


Come ti posso chiamare?
Comunque non ho nessuna critica da muovere...
Ah, se ti va passa a leggere la mia ff, forse all'inizio non è il massimo, ma dopo 40 capitoli penso di essere migliorata molto..o almeno spero..
A presto!
Baci


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Status: Offline: ultima azione eseguita il 29/7/2009, 22:10


ma è stupenda sta storiaaaaaaaa!scrivi davvero benissimo O__O

mi incuriosisce da matti già solo x la particolarità di qst protagonista molto mistriosa....

wow posta al più prestooooooo!!!!!!
baci baci

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oggi 10.08.2008=> ho finito di leggere bd!

... ... floating, falling , SWEET INTOXICATION , hear IT , feel IT... ... ==>> the PHANTOM OF THE OPERA IS THERE ....INSIDE MY MIND....
image XDD
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io ho pedinato qst volvo!=>image

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Status: Offline: ultima azione eseguita il 30/1/2010, 22:18


incuriosisce anke me...... spero potrai postare presto, scrivi molto bn.... cmq piacere sn Ilaria... ciaooo

»-(¯`v´¯)-» LETY E NORA VI AMO DI BENE »-(¯`v´¯)-»


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`•.¸¸.•´´¯`••._.• perfetta nella mia imperfezione `•.¸¸.•´´¯`••._.•
 
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Status: Offline: ultima azione eseguita il 27/7/2009, 12:07


Ahahahhaa.. Quella canzone.. XDDD La conosco anch'io... (di ale nico benz, vero? XD)
Comunque, scrivi molto bene ^^
La protagonista mi sta simpatica...E secondo me la voce era di quel suo amichetto (ovviamente è cresciuto), anche se sono passati alcuni anni...
Posta presto, mi hai incuriosita!


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Ti criticheranno sempre, parleranno male di te e sarà difficile che incontri qualcuno al quale tu possa andare bene come sei. Vivi come credi, fai cosa ti dice il cuore, ciò che vuoi... Una vita è un'opera di teatro che non ha prove iniziali. Quindi: canta, ridi, balla, ama e vivi intensamente ogni momento della tua vita, prima che cali il sipario e l'opera finisca senza applausi
-Charlie Chaplin-


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Wa! grazie a tutte!
Alessia, come sai ho ricambiato la lettura XD

Small&PrettyVampire, spero di aver posato abbastanza presto XD

Ilaria (missvampira94) grazie!

..Nessie Cullen.. io mi riferivo Live and Let Die di Paul McCartney e successivamente rifatta dai Guns N' Roses *lovva* tu quale intendi?
mmm per l'amichetto vedremo, ho alcune idee che mi ronzano in testa e non so qule scegliere ehehe

ah per tutte io sono kiara (:

eccovi il capitolo, spero vi piaccia!
critica libera!



2.

La berlina nera, elegante, li conduce al ricevimento. La piccola Pan, con indosso un vestitino pulito, è seduta in braccio a sua madre, Ania che indossa un magnifico abito color corallo, lungo fino ai piedi, disegnato su misura per lei da uno dei più famosi stilisti del momento. Dopotutto la moglie dell’uomo più potente del mondo può permettersi questo e altro.
- sei bellissima stasera, tesoro. – dice il marito, seduto affianco a lei.
- George caro, anche tu non sei male. Ma la più bella della festa è sicuramente la mia Pandora, non è vero? – gli risponde prontamente.
La bambina dal canto suo, sorride e abbraccia calorosamente la donna.
Squilla un cellulare, l’uomo infila una mano nella tasca interna della giacca, tira fuori l’apparecchio e risponde alla chiamata.
- Mi dica pure.
- Signor presidente, l’edificio è stato isolato, nessuno i quei maledetti ribelli potrà avvicinarsi.
- Generale Swatson, le ho già detto che non si tratta di ribelli, ma pacifici contestatori. In questo paese vi è ancora libertà di pensiero e parola. E come ben sa non mi trovo affatto in disaccordo con loro.
- Mi perdoni Signore, non accadrà più – risponde il militare, con uno strascico di rabbia.
L’uomo irritato ritira il telefono della tasca e si gira verso la moglie.
- Caro devi capirlo, dopo ciò che è accaduto il mondo non è più quello di una volta, molte cose sono cambiate, noi siamo cambiati.- cerca di consolarlo la moglie.
- Ma la razza umana ha mantenuto i suoi peggiori difetti.
- Non tutti sono così crudeli George, e il generale ci protegge molto bene. Sai anche tu che non tutti i contestatori sono pacifici. Ora basta parlarne, abbiamo un ricevimento che ci aspetta, sarà una serata pesante, cerchiamo di non rovinarla già da ora.
Le loro mani si uniscono in una stretta tenera e confortante.

Le maestose porte del palazzo di cristallo si spalancano ai suoi occhi sbalordendola, come ogni volta la piccola Pan rimane a bocca aperta, coi riccioli biondi ad incorniciargli il volto latteo e le guance rosate. La madre la tiene in braccio e affiancata dal marito entrano nell’immenso salone in cui sono riuniti i più grandi esponenti politici mondiali, pronti a negoziare la pace: dopo anni di catastrofi naturali che hanno portato le varie nazioni del globo a combattere per cercare di accaparrarsi le poche risorse ancora disponibili sul pianeta, la tregua alla guerra atomica è a un passo.
Per la piccola Pan tutto ciò non ha significato: è ancora piccola ed è cresciuta al riparo dalla realtà, dalla crudeltà della vita in questo tempo nefasto. Lei vede solo i lustrini degli abiti delle dame, i bei vestiti degli uomini, i gioielli e le enormi quantità di cibo sui tavoli.
Appena la madre la poggia a terra, impaziente comincia a scorrazzare tra le gambe degli adulti, col suo passo malfermo. I grandi molto spesso nemmeno la notano, altre volte quando incrociano il suo sguardo le sorridono, le fanno una carezza e riprendono a parlare come se nemmeno esistesse.
È sempre l’unica bambina in queste occasioni.
- Psssss! Hey tu, bimba viziata.
Una voce allegra chiama la piccola e lei si volta. Vede la tovaglia di uno dei tavoli leggermente sollevata e un mano che le fa segno di avvicinarsi.
La curiosità la avvolge e la guida verso la sua meta. Una volta davanti al tavolo, dopo aver sgattaiolato tra le gambe di alcune persone, si inginocchia e gattonando si infila al di sotto della tovaglia.
È il bambino del pomeriggio, della pallonata. Inizialmente Pan mette il broncio, ma appena lui le sorride malizioso, lei non resiste e ricambia. È così piena di gioia.
- mi sono intrufolato di nascosto! Se mi beccano questa volta le sento…- le dice strizzandole l’occhiolino.
La bambina non capisce tutto, ma ciò basta a smorzarle il sorriso.
- … non preoccuparti! Per questo ben di dio, il gioco vale la candela!
Così dicendo si infila in bocca due tartine contemporaneamente.
È così buffo, con le guance gonfie che prova a masticare! Pan si tappa la bocca con le mani per non ridere troppo sguaiatamente e farsi sentire.



Cerco di non fare troppo chiasso. Ormai è calata l’oscurità e anche se queste strade sono deserte e sicure è sempre meglio essere prudenti, non si sa mai cosa o chi è in agguato.
Scorgo l’insegna al neon che va solo ad intermittenza ormai. Virgin Motel.
Mi guardo intorno. Nessuno in vista, bene.
Raggiungo la costruzione e appiattita addosso al muro nel raggiungo la porta sul retro. L’apro cercando di fare il minimo rumore, ma i cardini sono arrugginiti e il legno è ormai marcio. Maledetta umidità che ormai non lascia scampo a nessuna latitudine!
Scosto una tenda che cela un porta, apro pure questa e me la chiudo alle spalle. Mi ritrovo al buio, lentamente pongo un piede in avanti. Mi abbasso e scendo il primo gradino, prendo confidenza con l’ambiente e arrivo alla fine della scala. L’umido ormai mi pervade le membra, i capelli sono bagnati, il sudore mi appiccica i vestiti laceri alla pelle.
Mi inginocchio, tasto il terreno con le mani alla ricerca di un appiglio di metallo, ecco, trovo la maniglia. Tiro e apro la botola. Discendo anche questi gradini angusti, stretti e scivolosi ritrovandomi in un cunicolo, illuminato da torce. L’aria è satura d’acqua, quasi si fatica a respirare. Ancora pochi passi. La luce aumenta, comincio a sentire un rumore in sottofondo, un lieve vociare. Presto sbocco in una camera leggermente rialzata rispetto al livello circostante. Qui l’atmosfera è migliore grazie ad una serie di vie d’areazione che portano l’aria esterno fin quaggiù. Mille voci si mescolano, tanti volti sorridono, donne che accudiscono figli, uomini che giocano a poker, bambini che si rincorrono. Alcuni di loro mi scorgono all’ingresso della stanza. Urlano il mo nome.
- Pan! Pan è tornata!
Subito mi sono intorno, tirandomi dentro e saltellandomi attorno. Anche gli altri, mi hanno visto ora, soprattutto gli adulti che hanno cessato le loro attività per rivolgermi attenzione.
Mi portano al centro della stanza, non mi lascio pregare.
- cosa ci hai portato questa volta? Giochi? Vestiti? Cosa? Cosa?
Sorrido davanti a tutta quella vivacità! Per loro anche la più piccola cosa è così bella e unica. Se sapessero cosa c’è aldilà delle mura, se solo potessero vedere la città.
Ma sono diversi, sono speciali, non gli è consentito. Rischierebbero la vita.
Afferro la borsa che ho a tracolla e mi siedo per terra circondata da tutti. Cala un silenzio reverenziale.
Faccio scattare l’apertura. Le prime cose che estraggo sono dolci, caramelle, di ogni forma e colore. I bambini subito ci si fiondano cercando di accaparrarsene il più possibile. Dopo un attimo di confusione e una serena risata da parte degli adulti, i bambini si dispongono in modo ordinato e ricevono la loro parte.
Soddisfatti i piccoli, mi rialzo e mi reco nel lato sud della stanza, quello più caldo, quello meno affollato, l’infermeria. I giacigli occupati sono pochi per fortuna, le difese immunitarie umane e speciali si sono di molto rinforzate durante gli anni, ma per alcuni mali ancora non si è trovata cura.
Un uomo è chino su uno dei malati. Ha lunghi capelli neri, raccolti in una coda, il volto coperto da una barba di almeno tre giorni, gli occhi stanchi e gli occhiali da dottore. Quanto è ovvio dire che lui è Doc. A questo pensiero un sorriso mi sale alle labbra.
Gli poggio una mano sulla spalla. Si volta, stremato posa gli occhi prima su di me, poi sulle mie mani. Quando scorge gli antidolorifici che sono riuscita a recuperare la sua faccia si illumina, gli occhi gli si velano di lacrime, mi prende il volto tra le mani, mi schiocca un bacio sulle labbra e mi stringe a se.
- che tu sia benedetta Pan, senza di te saremmo tutti morti da un pezzo!
Come ogni volta, lo stringo forte anche io, mi faccio una sana risata per riprendermi da quel bacio a stampo pieno di riconoscenza e nient’altro.
- E’ il minimo, di più non posso fare – rispondo a voce bassa.
Doc è una delle poche persone a cui rivolgo la parola, ed è sempre un dolore pronunciarle: vorrei davvero poter essere più utile.
Mi allontano e mi dirigo al lato ovest, il lato più buio. Li mi aspetta, con le mani sui fianchi e le gambe leggermente divaricate, Damian, il mio angelo, il mio sole, il mio salvatore, l’unico uomo che potrò mai amare.
Capelli biondi e ricci, del colore del grano che gli ricadono intorno al viso. Occhi verdi, profondi e sempre vivi. Muscoli guizzanti in ogni parte del corpo. Un gran cuore e un sorriso meraviglioso.
- ciao Pan! Come è andato il giro oggi? – mi dice scompigliandomi i capelli.
Peccato che per lui io resterò sempre e solo una bambina.
Senza parlare, infilo la mano in borsa e ne tiro fuori una radiolina portatile. Lui mi guarda senza capire.
Scuoto la testa. Quanto è ottuso, a volte. Regolo il sintonizzatore in modo da trovare una stazione.
Purtroppo non trovo di meglio di un emittente radio.
- musica eh? Non credo possa esserci utile….
Idiota!
- E’ modificata! – gli spiego- Con questa, puoi sintonizzarti sui canali dell’esercito… basta cercare!
Ho pure dovuto sprecare la voce con lui! Quanto lo odio! Quanto lo amo.
Mi allontano dandogli le spalle …mi rituffo nel cunicolo illuminato, risalgo le scale, chiudo la botola. Di nuovo respiro quell’aria orribile.
Ancora un rampa, richiudo la tenda dietro di me a nascondere la porta. Vedo l’ingresso sul retro, ma gli do le spalle. Raggiungo l’atrio e volto a sinistra. Ecco il salone, ecco il mio giaciglio, il mio rifugio dalla realtà.

 
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Status: Offline: ultima azione eseguita il 10/2/2010, 02:30


MI PIACE MOLTO! BRAVAA!! HO LETTO ENTRAMBI I CAPITOLI E INIZIO A FARMI UN'IDEA. FORSE ANCHE DI QUEL CALORE CHE SEMBRA AVERE VITA PROPRIA E LE HA SUSSURRATO NASCONDELA AILE GUARDIE
vedremo se la mia fantasia cavalca la tua stessa onda

ASPETTO IL PROSSIMO

BRAVAAAAA

 
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view post Posted on 23/9/2008, 22:15Quote
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mi piace sempre di più..... anke se ho parekkie domande, ke spero avere le risposte, *me nn è molto perspicace*... mi raccomando posta presto ciaoooooo
tu cm ti kiami?

»-(¯`v´¯)-» LETY E NORA VI AMO DI BENE »-(¯`v´¯)-»


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`•.¸¸.•´´¯`••._.• perfetta nella mia imperfezione `•.¸¸.•´´¯`••._.•
 
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Status: Offline: ultima azione eseguita il 18/1/2010, 08:41


Chiara!
Che bello questo capitolo..quindi lei penso sia passata dalla parte degli oppressi, rinnegando le sue origini "nobiliari"..
Interessante..
Posta presto il seguito!
Baci


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A volte alla fine l'eroe fa la scelta giusta,
ma il tempismo è completamente sbagliato.
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Status: Offline: ultima azione eseguita il 27/7/2009, 12:07


Bell'aggiornamento!!!
Azz.. Se Damian non fosse biondo mi potrebbe pure star simpatico.. XD (non dirmi che è lui l'amichetto! *impazzisce, corre di qua e di là come una matta, sfonda la finestra e cade giù dal balcone..* XD)
Comunque io intendo una canzone stupida.. Senza senso XD Si chiama "pandora".. XD E' come lo stile dei Gemboy (consci? XD)...
Mi raccomando posta presto!!! ^^


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Ti criticheranno sempre, parleranno male di te e sarà difficile che incontri qualcuno al quale tu possa andare bene come sei. Vivi come credi, fai cosa ti dice il cuore, ciò che vuoi... Una vita è un'opera di teatro che non ha prove iniziali. Quindi: canta, ridi, balla, ama e vivi intensamente ogni momento della tua vita, prima che cali il sipario e l'opera finisca senza applausi
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bel capitolo!!
ma che tenera la piccola pan !
e una bimbetta adorabile!!!
la storia diventa molto intrigante ^^ complimenti!

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oggi 10.08.2008=> ho finito di leggere bd!

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uh commenti *O*
grazie a tutte!
si Pan da bimba è un amore!
e Damian...potrebbe come non potrebbe essere l'amichetto, chi lo sa!

mi chiamo kiara :)

capitolo in scrittura, vediamo se riesco a postare dopo cena?

 
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Status: Offline: ultima azione eseguita il 18/1/2010, 08:41


Sì sì Chiara posta!


To be a student again *_*


''Adoro gli scandali che riguardano gli altri, ma quelli che riguardano me non m'interessano. Non hanno il fascino della novità."
O.Wilde
©WT

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A volte alla fine l'eroe fa la scelta giusta,
ma il tempismo è completamente sbagliato.
E, come si dice, il tempismo è tutto.

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